Sistemi di trebbiatura nel tempo in Italia


A Grumolo delle Abbadesse, negli anni Cinquanta del Ventesimo secolo, il riso si mieteva principalmente a mano e si trebbiava con le trebbiatrici usate per trebbiare il frumento, ma opportunamente modificate (battitore a denti e crivelli). Per arrivare a tali sistemi, moderni per quei tempi, la storia vuole che ci fossero varie fasi di sperimentazioni: prima prove artigianali, quali calpestamento animale e battitura col correggiato, per poi arrivare alla meccanizzazione vera e propria.

L’uomo inizia la coltivazione del frumento nella ‘Mezzaluna fertile’, compresa >tra Mesopotamia, Siria e Palestina, nel 10.000 a.C. Nel 3000 a.C., in Iraq viene usata una rudimentale slitta per trebbiare il frumento. Nel 1000 a.C., l’imperatore cinese Shen Nong fa seminare il riso nei campi bagnati dallo Yang-Tse-Kiang. Conosciuto fin dal 7000 a.C., arriverà in Italia solo nel Cinquecento.

Nel 1794, in Italia, Domenico Fortuni inventa una macchina per trebbiare il riso ed ogni altro cereale. Giovanni Mondellino di Milano, nel 1823, costruisce un trebbiatoio (macchina fissa ad azionamento manuale o animale) per il riso, basato su cilindri sagomati, applicato ad un carro. L’ingegnere Rocco Colli, nel I 863, progetta un trebbiatoio da riso per la tenuta principale di Cavour e, successivamente, con varie migliorie, anche per altre aziende dello stesso proprietario. Le prime trebbiatrici montate su ruote, quindi spostabili nelle varie aziende dai primi terzisti, furono costruite verso il 1850: erano azionate principalmente da macchine a vapore, successivamente da motori a scoppio, come benzina e petrolio, e verso la fine del secolo da motori a testa calda e diesel. Le trebbie subirono vari miglioramenti tecnici per battere e pulire nel miglior modo possibile il frumento e il riso e sono rimaste in produzione fino ai giorni nostri (la ditta Colombini di Abbiategrasso, Milano, ne ha costruite per i paesi sottosviluppati Africa e Guyana anche nel 2007).

Nella Pianura Padana nel 1930 e, tre anni dopo, nelle risaie vercellesi, inizia la sperimentazione di mietitrebbiatrici trainate americane MC Cormick-Dering, , Rumely e Caterpillar esperimenti non tutti andati a buon fine per scarsi risultati. Nel 1949, la ditta Bubba di Piacenza, famosa costruttrice di trattori, trebbie di vario tipo e mietitrebbie, costruisce, su brevetto dell’ingegnere Minoprio, un prototipo di mietitrebbiatrice da riso semovente supportato da cingolatura integrale e azionata da motore a benzina da 50 CV, la quale poteva raccogliere fino a 2 tonnellate in un’ora di risone. Naturalmente il giudizio fu positivo. Nel 1956, la Laverda di Breganze, Vicenza, presenta la prima mietitrebbiatrice semovente italiana, prodotta in grande serie, anche in versione da riso con trasmissione a cingoli.

Ai giorni nostri la tecnologia ha fatto passi da gigante e quindi la trebbiatura del riso avviene con macchine dove l’elettronica regna sovrana. In India, invece, è uso comune trebbiare i covoni di riso sbattendoli contro un tronco o un fusto metallico di quelli in uso per i carburanti, mentre in Cina si possono ancora vedere i covoni di riso stesi sulle strade delle zone rurali, dove si approfitta del traffico degli autoveicoli per eseguire la trebbiatura mediante calpestamento.

Angelo Barban